In questo luogo stazioneranno i miei pensieri. La mia mente comincia a diventare insufficiente a stiparli tutti. D’ora in poi sarà questa la loro meta ultima, poseranno soavi su queste pagine, troveranno riposo dopo i loro tortuosi, quanto lunghi, viaggi.
In poche parole trattasi di un comune blog di un giovane incapace d’affrontare il mondo. Uno di quelli che cerca rifugio dai drammi della vita in inutili sofismi, inezie, vaniloqui. Uno di quelli che spera di rileggere queste righe fra qualche anno con la nastalgica melanconia figlia del ricordo remoto, rimembrando i tempi felici (quella felicità che non riesco a riconoscere adesso, ma che sono sicuro di poter ricordare un giorno, o forse di poterne ricordare solamente l'onirica rappresentazione che non sarò più in grado di creare) della giovinezza. Per questo cercherò di scrivere solamente gai pensieri, gli stessi che vengon rabbuiati dal sole nella vita reale. Cercherò di dirozzarli il meno possibile, per non disperdere quella loro magica immensità che si trova a fare i conti con la limitatezza delle parole.
Qualcuno, forse, leggerà questi paragrafi. Voglio che sappia che non sono stati scritti per lui, o forse sì. Non riesco a capire quale dei due asserti mentali corrisponda alla verità. Ma poco importa, quello che conta è tentare di fermare in qualche modo le fugaci corse di questi treni senza meta, costretti ad affrontare lunghi viaggi, spesso (quasi sempre) controtempo. Perché, dunque mi domando, siamo destinati a vivedere di ricordi? Perché nessuno (fuorché i pazzi) è capace di godere del presente senza cadere nel ricordo del passato? Perché la realtà altro non fa che ricordarci di ricordare? Vorrei svegliarmi un giorno con la mente vuota, senza ricordi, con ancora la voglia di sognare, con ancora la capacità di sperare, con ancora tutto da provare, da scoprire, da sbagliare.

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