Osservo me, imprigionato dentro un'anima spenta, sbiancata dal silenzio di
questi oggi. Caparbiamente essa ha allontanato il fuoco che proveniva dai miei
cari, poi finanche il mio, per rimanere al gelido buio di questa notte.Osservo il suolo che mi frana sotto i piedi, ci casco dentro prima ancora di rendermene conto. Sono nel sottosuolo del mondo, fra le radici di alberi e vite, radici mangiate, radici finite. Il sordo boato prodotto dal crollo di alberi secolari - che fino a qualche tempo fa avevan la presunzione dell'eternità - colpisce il mio udito. Si sentivano parte del tempo, non figli. L'han misurato per anni, centimetro per centimetro mirando al tetto, speravano di sfondarlo e fuggire, ma oggi restituiscono tutto indietro, ogni ora, ogni secondo.
Continuo ad osservare fino a quando l'ultimo tronco si sfracella al suolo, facendo tremare le pareti. Vibra la lamina producendo un urlo così grave da sfondarmi i timpani. Mi accascio per mitigare il dolore, mi tappo le orecchie con le mani, ma non basta. Mi sveglio madido di sudore e terrore, con le orecchie tappate.
Quando amavo avevo paura di svegliarmi, adesso ho paura di sognare.
Novembre 2012, Pasquale Pillitteri

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