L'acqua urta le rocce, il vento urta la pelle. Il duro gelo mi lambisce il cuore, agilmente penetra, mi strugge, mi attanaglia, mi emoziona. Ho depositato pensieri e problemi d'una vita sul madido asfalto d'una autostrada vuota, come sordide impronte impresse su di un candido tappeto di neve, le ripercorrerò tra qualche giorno, al tempo del ritorno. Oggi, però, voglio godermi questa rara leggerezza di spirito davanti un mare che sembra vivere solo per i miei occhi. Sto bene, non mi capitava da tanto. Sarà questa fredda aria desueta, sarà questa nuova vista, sarà il fascino d'un suolo non mio, sarà questa fresca passione che m'infiamma lo spirito. I miei occhi gridano, la mia pelle rabbrividisce, il respiro diventa affannoso, le gambe – di rimando - tremano: serro il pugno, per fotografare l'attimo. Osservo. Osservo ed aspetto. Tra poco potrò riabbracciare il tuo gaio sguardo fatto di parole e risa. Tra poco potrò rincontrare te, tenera complice d’una avventura briosa. Frattanto mi perdo in quest’assenza di quotidianità che profuma di vita.
Febbraio 2010, Pasquale Pillitteri.

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