"La mia stazione"

La mia stazione: Tormento.

mercoledì 10 febbraio 2010

Tormento.

Come ogni notte mi trovo disteso sul mio letto a fissare il soffitto, inerte, illanguidito dalla fatiche del giorno, della vita. I suoni della notte e del vento, entrando dalla finestra semiaperta, fanno da sottofondo al consueto flusso di pensieri che mi tiene compagnia quando il sole ed il sonno sono lontani. Sono queste le migliori ore per rammentare la propria vita, per rivivere emozioni ormai stantie, per placare il fuoco ancora crepitante di qualche ira, per godere della dolorosa sofferenza inflitta dal pentimento per qualche dura scelta presa, per immaginare una vita diversa, per cercare illusorie risposte a domande sempiterne. Il cuscino è caldo, lo giro e cerco una comoda posizione. D’un tratto, tra sofismi e dilemmi, qualcosa turba la mia mente. Una valanga di nera tristezza mi attraversa l’anima, senza motivo alcuno. L’insopportabile dolore mi sbarra gli occhi. Il ticchettio dell’orologio enfatizza la fugacità di ogni effimero secondo. Mi opprime. Cerco di dissimulare il monito del tempo tappando il mio udito. L’effetto, purtroppo, non è quello bramato. Sento il veloce fluire del sangue nelle mie vene, pompato, senza requie, da questo laido cuore incapace d’agognare amore. Soffoco. L’aria si fa improvvisamente pesante, uno strano sentore di morte mi scorre nelle vene. Vorrei gridare, vorrei dar pugni alla mia stupida coscienza, vorrei scendere in strada e correre, vorrei piangere. Mi vesto ed esco da quella prigione. Fa freddo, accendo una sigaretta sperando di bruciare, insieme al tabacco, quest'angoscia che m'uccide. La voce della pioggia mitiga lo stridore della frenata di un'auto che distoglie la mia mente da quella nera ridda di pensieri. La fresca aria, mista al fumo, rende finalmente paghi i miei polmoni. Assaporo l'odore ineffabile della pioggia, l'acqua sfiora la mia pelle e la fulgida luna mi bagna lo spirito d’opulento chiarore. Sento la serenità ascendere, torno in me, ricomincio a vivere.


Febbraio 2009, Pasquale Pillitteri

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