"La mia stazione"

La mia stazione: Passeggiando nel vento del sogno.

lunedì 13 settembre 2010

Passeggiando nel vento del sogno.

Soltanto il candito rombo del vento tiene attivo il mio udito, lo fissa al presente, mentre la mente ha già spiccato il volo. Si libra leggera sui nostri volti, sui nostri ricordi, sul nostro futuro, sulle tue frasi, sul breve tempo che ci rimane di Noi. Riosserva dall’alto il tuo naso sporco di salsa piccante, le tue risa gioviali, le mute luci gialle del sonno palermitano, la lutea sabbia notturna, l’asfalto dell’autostrada illuminato dalla notte. Le tue poche parole sembrano sequestrate e portate lontano dal vento e dalla mestizia. Le vedo fuggire via veloci dalle tue piccole labbra umide e dal mio udito. Regali fragili parole di moderata incertezza all’aria, ch'accarezza con rabbia il mondo che stai per lasciare, almeno per un po’. Quel mondo sembra voglia ricambiare il regalo offrendo a te un lungo brivido estatico, come un fiume d’incontrollato affetto. La mia coscienza opina di continuare, tenta d’esternare la sua voglia con reticenze, ma la coscienza della mia coscienza l’ammonisce, la schernisce. Oh compagna d’un caduco sogno ch’ha dirozzato pochi giorni della mia vita, mi perdo nelle tue moine di quasi addio. Riempirai la tua valigia di odori, di sensazioni, di colori, di sentori, di momenti. Quel baule ormai t’è casa. Lo caricherai su di un treno diverso dal mio e lo seguirai fino alla prossima stazione, fino al sogno. Ed io sognerò con te, o sognerò di sognare da questo piccolo incubo. Cambierai modo di vivere, modo di parlare, modo di respirare. Forse cambierai anche il modo di fare l’amore. Non cambiare, però, mai il tuo modo d’amare, ama sempre più forte del battito del tuo cuore, stipa innumerati sentimenti nei tuoi precordi. Il rumore dei tuoi passi mi cammina accanto, il tuo sguardo incrocia il mio. “T’amo, arrivederci” scrivi a voce alta sul fumo della sigaretta che nasconde le mie lacrime acquattate. Dentro me, oggi, felicità e dolore camminano per mano dentro la buia prigione della prossima vicina inedia d’amore. Di te rimarrà in me un’immagine rubata al tempo:

Il tuo sorriso sopra un corto vestitino bianco, dentro i tuoi occhi, sotto le stelle ebbre d’una estate calda d’emozioni; una foglia ed una penna in mano, una rosa nel sangue, un grido di pazzia nel cuore, un silenzio che non t’appartiene sulla tua bocca semiaperta pronta a gridare la vita, un sogno stampato su un biglietto d’aereo e sul tuo volto, una timida lacrima d’amore e dolore. Un numero dietro di te, 47.50 (il numero della tua vita), ed un camice candido distante qualche anno.

Ormai placido rientro nella mia lucidità e séguito la passeggiata, da solo. Un pianta mi crolla davanti, colpita dal vento, rivendo la mia vita in lei. Ha smesso di fissare il cielo con sguardo onirico, la terra l'ha portata più vicina al suo volto asfaltato, ch'arriverebbe sino in puglia se non ci fosse il mare dello stretto a separare l'aria.



Settembre 2010, Pasquale Pillitteri

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