
Quanto adoro i pesci invisibili del nero mare della notte. Si nutrono d'insonnia ed aspirano illusioni con grandi branche. Partono dalle tempie urlando in silenzio parole all'acqua ed in maniera disordinatamente ordinata nuotano su, verso la superficie, vedendo scintillare i raggi rifratti del sole davanti ai loro occhi, dietro lo specchio trasparente che per loro è cielo. E con le pupille accarezzate da setose visioni cantano ad inesistenti fogli fradici lunghi monologhi ineffabili.
Qualche volta mi capita di infilare un braccio dentro l'acqua e catturarne uno con un bicchiere. E' quasi sempre il più insignificante, ma lo espongo lo stesso come un trofeo. Qui, ora, dentro questo boccia di vetro.
Settembre 2011, Pasquale Pillitteri


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