"La mia stazione"

La mia stazione: Alzare lo sguardo...

mercoledì 28 luglio 2010

Alzare lo sguardo...


Questo freddo cielo scuro mi rilassa, m'entra dentro. L'odo scorre gelato nelle vene, lo sento mischiarsi alla caffeina e alla vita. Respiro il silenzio a pieni polmoni e scovo, con occhi incantati, un'inutile stella che m'osserva. Sembra voglia comunicarmi qualcosa che non comprendo, proprio lei che fra tante ha rubato i miei occhi. Vedo la sua luce pulsare, sembra quasi lo faccia a ritmo del mio cuore. Non siamo poi tanto diversi io e lei, due macchie d'uno scuro quadro autunnale pittato s'una tela di solitudine con colori, forme e posizioni cangianti, ma con la stessa sempiterna ed insensata trama, avvolti parimenti da una cupa immensità d'inutilità. Ella sta lì, immobile, a fissare il mondo. Io, conversamente, posso distogliere il mio sguardo, posso muovermi, correre, mangiare, urlare, piangere, emozionarmi, ma poi torno sempre a guardare in su. Perché lo faccio? Perché credo mi sfugga qualcosa di questa vita. Gli uomini s'affannano, persi nei loro mille impegni e, sfuggendo alla noia, credono di vivere bene. Basta eludere il dolore o convincersi d'essere felici per dar un senso a quest'esistenza? Taluni s'entusiasmano per un amore, talaltri per l'acquisto d'una nuova macchina. Dipanano il filo del loro gomitolo di tempo affascinati dalla prossima tappa, ma non hanno alcuna tela da tessere. Nascita, crescita, matrimonio, figli, nipoti, morte: Tutto qua. Ho un ricordo dentro che non riesco in alcun modo ad obliare. Rivive in queste notti di speculazione, un tarlo, un brivido di vuoto. Avevo 14 anni – credo - ed era uno di quei grigi pomeriggi uggiosi gravidi d'indifferenti luci artificiali. M'era stato da poco regalato un nuovo pc e con esso uno dei giochi più in voga al tempo: "The sims". Ne capii subito l’obiettivo, l'ometto doveva mangiare, fare i bisogni, recarsi a lavoro, conquistare una donna, procreare, ma mai mi riuscì di capire il senso di quel gioco affatto divertente. "E' il gioco della vita" - pensai - "dovrebbe divertirmi!". Sono passati tanti anni, ma sovente quella percezione d’amara inconsistenza torna verde, deponendo con alacrità un setoso velo di tristezza sulla mia esistenza. Vivere è l'unica cosa che sappiamo fare davvero bene, che ci riesce meglio. Ed allora perché non riesco proprio ad innamorarmi di questo gioco? Forse perché ci ostiniamo a chiamare vita qualcosa che vita non è. Alzare lo sguardo ed emozionarsi per il lucore d'una stella particolare ch'offusca tutto il resto, ecco cos'è vita. Per fortuna abbiamo il cielo, anche se molti - me compreso - spesso lo dimenticano.

Pasquale Pillitteri, Ottobre 2010.

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